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L’arte giapponese del Sashiko

L’arte giapponese del sashiko ha origini molto antiche e si è sviluppata nelle regioni rurali del Giappone durante il periodo Edo (1603-1868), diventando particolarmente popolare tra le comunità agricole e le classi più umili.

Qui, i tessuti, meno battuti rispetto ai nostri, dovevano essere doppiati per proteggere dalle rigide temperature invernali. Grazie a queste cuciture, si creavano piccole camere d’aria per trattenere il calore, rendendo gli abiti più adatti per affrontare il freddo intenso.

Ma questa tecnica non serviva solo a proteggere dal freddo: a causa della delicatezza del tessuto, che tendeva a usurarsi facilmente, era necessario trovare un modo per ripararlo e rinforzarlo. La pratica del “Boro Boro” deriva dalla parola giapponese “boro”, che significa “pezzo di stoffa scartata” o “straccio” e indicava l’applicazione di patch di tessuto per garantire la longevità degli abiti nel tempo, consentendo loro di essere utilizzati e riutilizzati ripetutamente.

Per questo, ogni capo racconta una storia di vita unica e irripetibile che rispecchia la filosofia e la cultura giapponese.

Il mio viaggio nel mondo del Sashiko: dalla scoperta alla pratica

Fare ricerca per il mio lavoro mi ha spesso portato a incontrare immagini di antichi kimono giapponesi, opere d’arte e di maestria assoluta. Da quelle foto è nata la mia passione.

Il termine “sashiko” in giapponese significa letteralmente “piccole punture” o “piccoli punti”, e questa definizione racchiude il cuore di questa pratica.

Come prima cosa, ho imparato che il sashiko non è un tipo di ricamo ma una cucitura. Visivamente è simile alla nostra imbastitura, ma il filo utilizzato è diverso: è un filo ritorto, molto resistente, e i fili non si separano come il nostro filo da ricamo. Anche l’esecuzione del sashiko vi lascerà sorpresi, e capirete perché il loro ditale è completamente diverso dal nostro.

Oltre alla tecnica del Sashiko, ho appreso che ogni punto crea un ritmo lento e preciso, una sorta di meditazione che ci porta in un viaggio interiore. Ho compreso che ogni oggetto ha un suo valore intrinseco; in ogni filo tirato, in ogni buco, si cela una storia che vale la pena continuare a scrivere, riparando e rinforzando un oggetto che ha un significato che va oltre la materia.

Per comprendere questa tecnica vi consiglio il libro “Wabi Sabi” di Beth Kempton o “WA, la via giapponese all’armonia” di Laura Imai Messina. È fondamentale entrare nella loro filosofia e comprenderne i valori più profondi.

Il corso

Questa ricerca ha stimolato la mia curiosità e il desiderio di provare questa tecnica così affascinante e alcuni mesi fa ho preso una decisione: mi sono iscritta al primo livello di Sashiko.

Per me, è stato molto più di un semplice corso; rappresentava un’opportunità per dedicare del tempo a me stessa, immergermi in un’arte tradizionale e aprire le porte a un mondo nuovo di creatività.

La prima emozione è arrivata con l’apertura del pacchetto contenente fili, tessuto e accessori per questa meravigliosa arte. La seconda emozione è stata durante la prima lezione online, dove un’insegnante impeccabile, estremamente preparata e piena di passione, mi ha guidato in un viaggio speciale.

Il corso si è svolto in 4 lezioni, concordate di volta in volta per organizzare al meglio tutti i partecipanti.

Ogni lezione sviluppa un tema specifico, guidato dalle dettagliate istruzioni e dalle esperte mani di Barbara, che con pazienza e maestria riesce a insegnare al meglio quest’arte.

La prima lezione ti aiuta a comprendere come tenere l’ago e come realizzare l’impuntura, seguendo linee dritte e cercando di acquisire manualità per raggiungere un ritmo personale e una lunghezza del punto adatta al nostro ritmo.

Nella seconda lezione si prosegue scoprendo come cambiare direzione, affrontando curve, nodi, cerchi e diagonali per gestire lo sbieco del tessuto.

La terza lezione è dedicata alla scelta del progetto da realizzare, e l’entusiasmo cresce. Io ho optato per la Kinchaku bag, un mini secchiello spesso indossato con il tradizionale abbigliamento delle geishe.

Nella quarta lezione ci si dedica alle rifiniture del progetto, realizzando, nel mio caso, coperture nodi che ricordano piccoli fiori.

Ogni lezione combina pratica e coinvolgenti racconti sulla cultura giapponese, suscitando vivo interesse ed entusiasmo per questa affascinante tradizione.

Conclusioni

Questo viaggio nel mondo del sashiko è stato un’esperienza unica e stimolante. Mi ha insegnato non solo una nuova tecnica artistica, ma anche una nuova prospettiva sulla vita e sulla bellezza che può essere trovata nelle cose più ordinarie. Se cercate una passione che vi porti lontano e vi arricchisca, vi consiglio vivamente di provare l’emozione del Sashiko. È un viaggio che non dimenticherete mai.

Se siete interessati a iniziare questa splendida esperienza e ad avventurarvi nell’arte del Sashiko, vi invito a visitare il sito www.sashiko.it dove troverete tutte le informazioni necessarie per iniziare il vostro percorso. 

Buon viaggio!

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